Mar Baltico e Masuria in bici 2010
ll
viaggio è stato un po’ più duro di come l’avevo immaginato, è vero che
non abbiamo percorso grandi dislivelli, anche se i km giornalieri sono
sempre stati tanti, ma il fondo stradale è stato per molti tratti, molto
impegnativo.
Ci sono stati momenti di difficoltà, ma li abbiamo superati sempre con il sorriso sulle labbra e questo è stato il bello del gruppo. Qui si trova l'itinerario in dettaglio.
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13 agosto |
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La
mattina ci incontriamo in aeroporto, solo Gabriele ha già la bici
inscatolata, noi altri la impacchettiamo in aeroporto infilando nello
scatolone gran parte del bagaglio.
Il volo parte un po’ in ritardo ed atterriamo ad Amburgo dopo le 14,30. Le bici arrivano sane, le rimontiamo e poco dopo le 16 siamo fuori dall’aeroporto. Il tempo è bello, c’è il sole e fa caldo; prima sosta da un benzinaio per gonfiare bene le gomme e poi via lungo il percorso previsto quasi tutto su pista ciclabile (ma in Germania è una cosa normale).

Poco prima delle 18 ci fermiamo in un supermercato
per mangiare qualcosa, fra un assaggio e l’altro stiamo fermi quasi un’ora.

Alle 20,30
arriviamo nel centro di Lubecca e festeggiamo l’arrivo della prima tappa
facendoci fotografare davanti alla Holstentor (la porta della città).

Prima delle
21 prendiamo possesso della nostra suite prenotata in un albergo 3 stelle
centralissimo, in realtà solo Valentina e Marta dormono su un vero letto,
Gabriele su una brandina, mentre io e Daniele con il materasso per terra.

Dopo esserci
lavati e profumati per le 22 andiamo a cena in un ristorante vicino e facciamo
un giro per le strade del centro per digerire.
Il cielo oggi è grigio, dopo aver spazzolato tutto il possibile dal ricco buffet della colazione, provvedendo anche ai panini per il pranzo, visitiamo Lubecca a piedi. La caratteristica architettonica della città sono i numerosi edifici in stile gotico a mattoni rossi. Saliamo sul campanile della Petrikirke e da lì godiamo di una vista a 360° sulla città,

molto bella
la piazza del municipio (Rathaus) e caratteristica la statua del simpatico
diavolo all’esterno della cattedrale Marienkirke (impensabile in Italia).

Alle 10,45 dopo che Marta ha espresso tutte le nostre rimostranze per la scarsa qualità dei letti della nostra suite, partiamo alla volta di Travemünde che raggiungiamo in un’ora e mezza. Siamo arrivati sul mar Baltico che da questo punto seguiremo fino a Danzica. Per superare la foce del fiume Trave occorre prendere un traghetto,

sbarcati
dall’altra parte andiamo a vedere l’attrattiva principale di Travemünde, il
Passat, un antico veliero a 4 alberi ancorato nel porto.

Il cielo è sempre grigio, ma non piove. Alle 14 ci fermiamo per pranzare con i panini preparati in albergo, poi, sempre costeggiando il mare, prati e campi di grano,

prima delle 17,20 arriviamo a Wismar, un’altra importante città anseatica con la piazza più grande della Germania (anche se a noi non sembra). Facciamo appena in tempo a scegliere un locale per prendere un caffè ed una fetta di torta, che viene giù un diluvio. Dopo un’ora, quando ha quasi smesso di piovere indossiamo i nostri capi impermeabili e ripartiamo.

Lungo il
percorso esce il sole e troviamo un bellissimo mulino a vento e così
accontentiamo Gabriele che voleva andare anche in Olanda.

Prima delle
20,30 arriviamo a Rerik, nostra meta giornaliera, non riusciamo a trovare da
dormire da nessuna parte finchè dopo oltre un’ora, individuata una casa che ha
ancora “zimmer frei”, Marta riesce a convincere il proprietario a sistemarci
tutti e 5 (io e Daniele ancora per terra) nella nostra nuova “suite”.
Si è fatto
tardi anche per mangiare, l’unico locale che ci accetta è un ristorante italiano
che rimane aperto fino a tardi.
Ci
svegliamo con il cielo grigio, ma ben presto esce il sole.

Andiamo a
fare colazione in un bar vicino alla chiesa, quando usciamo Daniele non riesce
più ad aprire il suo lucchetto, chiediamo in giro e ci indicano un’officina di
bici dove poter chiedere un tronchese per romperlo. Mentre Marta spiega il
problema arriva Daniele che è riuscito ad aprirlo e finalmente partiamo alle 10.
Ma dopo pochi km Marta si rende conto che ha dimenticato il casco in paese,
allora io e lei lasciamo i bagagli accanto ad un dolmen che Daniele scambia per
un letto e torniamo indietro a recuperarlo.

Ripartiamo
alle 11 ed in breve raggiungiamo Kühlungsborn, una località balneare con la
spiaggia attrezzata con le classiche poltroncine antivento.

Alle 13,15
arriviamo a Warnemünde, la località balneare più famosa dell’ex Germania est;
facciamo un po’ di spesa per pranzo e prendiamo il traghetto per superare la
foce del fiume Warnow. Abbiamo deciso di andare a pranzare in spiaggia, per cui
appena lasciata la cittadina ci infiliamo in uno degli accessi al mare, una
volta sul posto ci rendiamo conto che siamo in una spiaggia per nudisti, ma non
ci sono problemi.

Alle 15 si
riparte, attraversiamo delle foreste abbastanza fitte, tra cui il parco
nazionale della così detta “giungla di Darβ”, l’unico problema sono le zanzare
cattivissime.

Valentina
riesce a conficcare un chiodo di 5 cm nella sua gomma posteriore ed in questo
caso i copertoni Marathon Plus non possono farci niente.
Arriviamo a Prerow pedalando tra il verde dei prati ed il blu del mare prima delle 18.

Cominciamo a
cercare un alloggio ma non troviamo niente e così anche a Zingst, il paese
successivo.
Andiamo
ancora avanti e, finalmente, Marta chiedendo ad un ristorante riesce a trovare
un maneggio che affitta delle stanze, una specie di ostello con sola acqua
fredda ma va benissimo.

Sono passate
le 20 ed andiamo subito a mangiare prima che il cuoco vada a casa.
Martedì 10 agosto: Bresewitz - Stralsund – (traghetto) - Hiddensee – (traghetto)- Schaprode [Km 74 - m 245]
Partiamo alle
8,30 e ci fermiamo poco dopo per fare colazione. Dopo un breve tratto
all’interno superiamo Barth e riprendiamo a seguire il mare e ci imbattiamo in
delle mucche al pascolo.

Il percorso prosegue su stradine di campagna, sempre vicino al mare, fino a Stralsund, dove arriviamo alle 12,15.

Cerchiamo e
troviamo subito un ciclista perché la gomma posteriore di Gabriele si sta
rompendo e deve essere sostituita.
Mentre
Valentina e Daniele vanno a fare spesa per pranzo il meccanico cambia il
pneumatico e sistema un po’ il freno posteriore.

Il centro storico di Stralsund è costruito nello stile gotico baltico, noi scegliamo una panchina nella bella piazza Alter Markt per pranzare

in attesa del
traghetto per Hiddensee, la piccola isola interdetta alle auto.
Ci imbarchiamo alle 14,30 ed arriviamo a Neuendorf, il porto più a sud dell’isola alle 16. Dopo un caffè cominciamo a girarla, circolano solo biciclette e carrozze con cavalli.

Passiamo per Vitte e Kloster e scaliamo l’unica collina da cui si vede il panorama

per dirigerci
poi verso il faro.

Dopo le 18 andiamo su una spiaggia della costa ovest dove Valentina e Daniele fanno anche il bagno.

Il traghetto
per Schaprode, sull’isola di Rugen è alle 20 per cui provvediamo a comprare
qualcosa per cenare, troviamo dell’ottimo salmone.
Alle 20,40
sbarchiamo e iniziamo la consueta ricerca di un posto per dormire, dopo aver
chiesto in tanti posti, dopo un’ora, Marta riesce a convincere i proprietari di
una casa per vacanze ad affittarci due stanze solo per una notte.
Ci svegliamo con il cielo grigio, alle 8 andiamo al bar del vicino campeggio per fare colazione e comincia a piovere. La pioggia non smette e così alle 9,30 partiamo, dobbiamo seguire la costa di Rugen in senso orario. Dopo pochi km di sentiero molto fangoso lungo il mare, prendiamo un traghetto per superare un piccolo tratto di mare tra Faehrhof e Wittower Fähre.

Arriviamo a Wiek con la strada
asfaltata e proseguiamo con la pista ciclabile in cui ci sono lavori in corso.

Superiamo
Dranske ed entriamo nella zona del parco percorrendo molti km di single trek nel
bosco con il mare sotto di noi, impegnativo per il fango ma bellissimo per i
paesaggi.

Arriviamo a Cape Arkona, la punta settentrionale dell’isola, dove c’è un vecchio faro, ci sono molti visitatori.

Siamo fradici
ed infangati dalla testa ai piedi ma contenti.

Continuiamo a seguire la costa fino a Juliusruh dove alle 14,30 ci rifugiamo in un ristorante per pranzare e darci una ripulita. Mentre ingurgitiamo le necessarie calorie smette di piovere ed esce anche il sole! Ripartiamo poco prima delle 16 percorrendo un istmo fino a Glowe, poco dopo entriamo nel parco nazionale Jasmund

attraversando
uno spettacolare bosco che per alcuni tratti ricorda i paesaggi delle “terre di
mezzo” del “Signore degli anelli”.

Ormai non
siamo più bagnati, ma solo sporchi, alle 18 sostiamo una mezzoretta in un
supermercato a Sassnitz per rifocillarci.

Proseguiamo
ed arriviamo a Binz alle 20 dove cerchiamo per oltre mezz’ora da dormire senza
successo, ci consigliano di proseguire fino a Sellin, dove arriviamo dopo le 21
percorrendo un bel sentiero nel bosco quasi al buio. Anche qui non si trova
niente, nonostante Marta cerchi di impetosire il proprietario di una pensione
che fa tante telefonate per noi, ma sembra che tutti gli alberghi e le stanze
private siano completi. Passate le 22, decidiamo di cenare, prima che diventi
troppo tardi, e poi di vedere come fare.
Giovedì 12 agosto: Sellin - Glewitz - Stahlbrode - Freest – Wolgast [Km 113 - m 420]
Daniele si sistema su un tavolino sotto una tettoia illuminata a giorno e, visto che riesce a dormire ovunque, rimane lì.

Marta,
Valentina e Gabriele hanno una voglia matta di fare una notturna e così mi
aggrego. Il cielo è stellato ma non c’è la luna per cui è veramente buio.
Partiamo quasi all’una, costeggiamo prima il lago Selliner, poi attraverso
sentieri di campagna ai cui lati si vedono gli occhietti degli animali del
bosco, giungiamo a Putbus dove pensiamo di avere le traveggole quando vediamo
una casa costruita al contrario!

E’ tanto buio
ma non c’è nessuno in giro, andiamo veloci e Valentina rischia addirittura un
impatto frontale con un cervo. Alle 4,15 arriviamo a Glewitz, dopo aver percorso
più di 40 km, il primo traghetto per tornare sul continente, a Stahlbrode è alle
6,15 per cui ci sistemiamo sotto una tettoia, io mi sdraio su un tavolo e mi
infilo nel sacco a pelo e riesco anche a dormire un po’.
Ovviamente prendiamo il primo traghetto e cerchiamo di riscaldarci con il primo sole,
appena
sbarcati aspettiamo che apra il bar per fare colazione e riposarci un po’.

Daniele intanto si è messo in marcia prima delle 6 e ci raggiunge alle 9; ci prestano un idropulitrice con cui laviamo le bici e le borse ed alle 9,30 siamo pronti per ripartire.
Prima delle 11 arriviamo a Greifswald da dove seguendo un lungo canale, utilizzato come un porto, si arriva al mare.
Alle 13,30
siamo a Freest, compriamo il necessario per il pranzo in un negozietto ed
aspettiamo il traghetto per Peenemünde, sull’isola Usedom.

Purtroppo
abbiamo la cattiva notizia che le corse di oggi non verranno effettuate per cui
alle 15 ci rimettiamo in marcia per Wolgast da dove si può passare sull’isola
tramite un ponte.
Dobbiamo
assolutamente trovare un posto per dormire, visto com’è andata la notte
precedente; per fortuna, dopo un po’ di tentativi infruttuosi, alle 16,30
riusciamo a trovare un comodo alberghetto che ha ancora posto. Abbiamo quindi
tutto il tempo per riposarci, lavarci e fare il bucato.
La sera,
mentre siamo a cena in un ristorante, si scatena un temporale; percorrendo la
poca strada che ci separa dall’albergo ci facciamo una seconda, poco gradita,
doccia.
Ha piovuto tutta la notte, ci alziamo con un cielo grigio, partiamo alle 8,30 e subito passiamo il lungo ponte che collega l’isola di Usedom, attraverso stradine di campagna con un lastricato che mette a dura prova i nostri popò,
raggiungiamo la costa orientale in cui si susseguono numerose ed
affollatissime località balneari. Intanto è uscito il sole e comincia a fare
caldo, i display comunicano che la temperatura del mare è di 21°.

Proseguiamo lungo il sentiero ciclabile che segue la costa e, quando non
attraversa le cittadine, passa per dei bei boschi. Alle 12,30 entriamo in
Polonia (il confine è appena segnalato e non c’è alcun controllo) a
Świnoujście e ci fermiamo un’oretta in spiaggia per pranzare con i panini
preparati in albergo e far asciugare il bucato.

Mentre
siamo in spiaggia vediamo passare delle grandi navi dal canale che separa
Uznam (nome polacco di Usedom) da Wolin.

Andiamo in centro per cambiare un po’ di Euro in Złoty, ci prendiamo un caffè e prima delle 15,30 saliamo sul traghetto gratuito che fa la spola fra le due parti della città (parte su Uznam e parte su Wolin) e riprendiamo il nostro itinerario. Su asfalto attraversiamo le foreste del parco nazionale Wolinski, poi con un ponte abbandoniamo l’isola e torniamo sul continente a Dziwnów
da dove
seguiamo un sentiero nel bosco che ci porta in riva al mare.

Prima
delle 19 ci fermiamo a Łukęcin in un campeggio con bungalow, in realtà una
specie di colonia per famiglie. La cena è già stata servita (alle 18,30!)
per cui rinunciamo alla mezza pensione ed andiamo a mangiare nel paesino.
Troviamo una specie di fast food gestito da un egiziano che ci prepara delle
buone pizze e tanto pesce fritto.
La notte ha piovuto, alle 8 andiamo a fare colazione, lasciamo il campeggio alle 9 ma ci fermiamo subito in paese per prendere un caffè decente; tra una cosa e l’altra si fanno le 9,45. Percorrendo stradine secondarie e sentieri seguiamo la costa, il mare non si vede quasi mai nascosto dalla vegetazione, dopo Pobierowo passiamo accanto ad un faro.
Più
avanti, mentre siamo nel bosco, vediamo che la traccia prevista passa per
una strada militare in cui è vietato l’ingresso (su Googlemap non era
scritto
J).
Non avendo alternative, se non allungare moltissimo su strada asfaltata
trafficata, decidiamo di proseguire; il percorso è tutto in sanpietrini
sconnessi ed è molto faticoso da percorrere, dopo un po’ cominciamo a
costeggiare una caserma ma non si vede nessun militare, andiamo avanti e ne
vediamo uno ma non bada troppo a noi. Alla fine dopo 10 km ci troviamo
davanti l’ingresso della caserma che ci sbarra la strada, allora torniamo un
po’ indietro e la aggiriamo con un divertente single trek fra gli alberi.
Con un po’ di fatica risaliamo sulla strada ed arriviamo a Mrzeźyno dove
stanno ricostruendo il ponte, per cui dobbiamo passare su quello pedonale
provvisorio.

Alle 14,15 arriviamo a Kołogrzeg,
ci fermiamo a mangiare in uno dei ristorantini della piazza principale, poi mentre siamo in una pasticceria per una fetta di torta, piove un po’ ma dura poco.
Ripartiamo alle 15,45, seguiamo la traccia e poco dopo ci rendiamo conto di trovarci su una pista di un aeroporto, proseguiamo sempre per stradine e sentieri
finchè
cede il portapacchi di Gabriele; ci fermiamo in un’area di sosta e Daniele
riesce ad accroccarlo con mezzi di fortuna per consentirgli di andare
avanti.

Alle
18,15 ci troviamo con il mare a sinistra ed il lago a Jamno a destra che
seguiamo fino a Łazy, dove alle 19 troviamo da dormire da un’affittacamere.
Ci dilunghiamo nel fare colazione e alle 9,40 dopo esserci affacciati sulla spiaggia,
proviamo
a cercare un sentiero che passi accanto al lago Bukawa; dopo un’ora e circa
10 km percorsi in mezzo agli alberi desistiamo e lo aggiriamo con la strada
asfaltata che passa un po’ più all’interno e deviando poi lungo il lago con
la consueta stradina spaccapopò.

Alle
12,45 arriviamo nella bella piazza centrale di Darlowo, dove sostiamo un
po’.

Aggiriamo, salendo su una ventosa collinetta, il lago Kopan
e
torniamo sul mare alle 14,30 a Jarosłaviec, dove ci fermiamo a pranzare.
Troviamo anche una pasticceria dove consumare la nostra torta quotidiana e
ripartiamo alle 16. La traccia prevista passerebbe tra il lago Wicko ed il
mare, ma troviamo a sbarrarci la strada un poligono militare per cui
dobbiamo aggirarlo dal lato interno tornando poi sul mare a Ustka. Siamo nel
parco nazionale Slowiński, da qui seguiamo un bel percorso tra i boschi con
fondo a volte sabbioso, nelle discese si ha l’impressione di sciare, ed alle
19 arriviamo a Rowy, località balneare situata vicino al lago Gardno dove ci
fermiamo a dormire.
Partiamo alle 8,30 decidendo di fare colazione per strada, anche oggi il tentativo di passare accanto al lago non ha successo e dobbiamo aggirarlo dal lato occidentale percorrendo parte della strada fatta ieri sera, alle 10 raggiungiamo la sponda sud
e poco dopo ci fermiamo a Gardna Wielka dove c’è un locale per fare colazione. La cameriera un po’ sovrappeso non ci vuole dare le sole due torte esposte (“sono mie!” dice) e dobbiamo accontentarci di pane, burro, marmellata, uova e nescafè. Troviamo anche un negozietto in cui comprare qualcosa per dopo e ripartiamo alle 11,30. In mezz’ora, deviando dalla strada e seguendo una stradina a tratti sabbiosa
arriviamo sul mare a Czolpino. Questa località è famosa per le grandi dune che si estendono fino a Łeba.
Per
arrivare fino al mare (che non si vede) occorrerebbe camminare per 45 minuti
e così dopo qualche saliscendi torniamo indietro anche perché fa molto
caldo.
Lasciamo le dune alle 14 e poco dopo Valentina si addormenta pedalando (!) ed esce di strada; un caffè la rimette in sesto. A questo punto mancano meno di 20 km per Łeba dove vorremmo arrivare per pranzare, in realtà impieghiamo più di 3 ore seguendo l’itinerario ciclabile segnalato che passa per stagni (in uno Daniele ci finisce dentro),
fitta vegetazione,
solite
stradine spaccapopò e boschi sabbiosi.

Intanto
il portapacchi di Gabriele si è definitivamente rotto per cui ci mettiamo
alla ricerca di un negozio di biciclette, ma il più vicino è a 30 km ed
anche fuori strada, per fortuna troviamo un noleggio bici che ha un
portapacchi, non è granchè ma reggerà fino alla fine. Mentre lo montano
andiamo a mangiare, ormai il nostro pranzo è diventato una cena. Domani
dobbiamo assolutamente arrivare a Danzica per cui alle 19,45 ci rimettiamo
in marcia e ci facciamo altri 25 km fino a Jackowo, un paesino rurale un po’
all’interno, dove alle 21,15 troviamo delle comode stanze.
A Łeba
abbiamo superarto i 1000 km dall’inizio del viaggio, per festeggiare
organizziamo un pigiama party.
La notte c’è stato un lungo temporale, la mattina il cielo è grigio ma non piove. Compriamo il necessario e facciamo colazione nel nostro alloggio; partiamo prima delle 9. Inizialmente il percorso è tutto nel bosco andando verso il mare, il fondo non è proprio agevole, tra sabbia
e grossi acquitrini,
poi si continua lungo la costa anche se il mare non si vede mai coperto dalla vegetazione e dalla sabbia. Dopo una ventina di km facciamo una sosta per prendere un caffè e mangiare la nostra torta quotidiana, subito dopo la strada diventa asfaltata con tante macchine ferme in coda (per 10 km), noi passiamo ai margini sfruttando le corsie ciclabili, quando ci sono, o marciapiedi. A Władisławowo noi continuiamo lungo la costa mentre la gran parte del traffico cerca di invadere la penisola di Hel. Da qui comincia una comoda pista ciclabile che prosegue per diversi km,
proprio quando dico a Daniele “magari ci porta fino a Danzica” si interrompe improvvisamente e diventa un sentierino nel prato. Intanto esce il sole ed il percorso diviene entusiasmante, con discese,
salite impossibili
e paesaggi spettacolari. Si prosegue poi con altri passaggi “complicati”, come un traballante ponticello di legno
e dei
grossi acquitrini invasi da zanzare fameliche.

Tornati
su strade asfaltate, dopo una sosta pranzo in un supermercato, alle 16
arriviamo a Gdynia, una grossa città portuale e dobbiamo districarci fra
svincoli e viadotti per trovare una strada agevole da percorrere in bici. Da
questo punto siamo in territorio urbano, Gdynia, Sopot e Gdansk
costituiscono quasi una sola città. Alle 18,30 arriviamo alla stazione
centrale dove Daniele, Marta e Valentina, che rientrano prima, comprano il
biglietto per il treno di domani ed io dall’ufficio turistico mi faccio
indicare un albergo vicino.
Dopo
esserci lavati e profumati andiamo a cena in un ristorante di via Piwna
facendo una lunga passeggiata nel bel centro.
Tutta la mattinata siamo in giro per Danzica, ci spostiamo in bici. Passiamo per tutti i luoghi turistici: Wielka Zbrojownia in via Piwna,
via Długa da Brama Wyźynna a Zielona Brama (le due porte) passando per la bella piazza Długi Targ; poi andiamo lungo Dlugie Pobrzeźe, il canale su cui si affacciano molti edifici storici,
saliamo sulla torre del museo archeologico per avere una vista dall’alto,
visitiamo la cattedrale Bazylika Mariacka ed infine torniamo in Długi Targ per prendere un caffè. Io e Daniele ci facciamo la foto che si fanno tutti i turisti
e,
facendo divertire tutta la piazza proviamo ad entrarci tutti e cinque.

Alle 13,20 Daniele, Marta e Valentina partono in treno per Varsavia mentre io e Gabriele continuiamo il viaggio. I primi 10 km sono su pista ciclabile, poi seguiamo la strada per Varsavia, con un’ampia corsia di emergenza, ogni tanto pioviccica, ci fermiamo a mangiare i panini preparati in albergo ed arriviamo ad Elblag poco dopo le 16,30.

Visto che è ancora presto e stiamo andando veloci, decidiamo di proseguire, da questo punto si seguono strade secondarie con poco traffico. Lungo il percorso incontriamo solo paesini non turistici e troviamo il primo albergo solo ad Orneta, dove arriviamo alle 19,45; questo purtroppo è pieno, ci consigliano di andare ad Opin, a 5 km. Andiamo velocemente e troviamo un piccolo borgo rurale (chiesa e due case), alloggiamo in una casa d’epoca, abbiamo persino la stufa a legna in camera.
Per cena riusciamo ad ottenere solo la colazione anticipata della mattina, ma tra dolce e salato ci accontentiamo.
Partiamo
alle 8 senza aver fatto colazione (l’abbiamo mangiata ieri sera),
percorriamo i primi 20 km nel bosco con un terreno sabbioso e quindi
faticoso.

Si attraversano piccoli borghi rurali, con chiesette
e fattorie,
non ci sono né bar ne negozietti per poter comprare qualcosa. Arriviamo alle 10, dopo 31 km a Lidzbark Warminski e ci rimpinziamo ben bene in una pasticceria. Facciamo un giretto per la cittadina, dove fervono lavori di restauro e diamo un’occhiata al famoso castello in mattoni rossi.
Ripartiamo dopo le 11 ed arriviamo alle 13,30, dopo altri 50 km, a Reszel dove ci fermiamo a pranzare in un ristorante. Mentre siamo dentro comincia a piovere forte, aspettiamo che smetta e ripartiamo alle 15,30. Superiamo Ketrzyn e, dopo altri 30 km, alle 17 arriviamo a Gierłoź dove visitiamo il Wolfsschanze, il quartier generale di Hitler sul fronte orientale dal 1941 al 1944.
Si
passeggia tra i resti dei bunker che erano stati costruiti, alcuni scavati
anche sottoterra per diversi metri, i muri di cemento armato sono spessi
almeno un paio di metri; ormai la vegetazione sta ricoprendo tutto.

Poco dopo
le 18 lasciamo questo luogo storico e, addentrandoci inizialmente per i
boschi e proseguendo veloci su strada asfaltata in un’ora e mezzo arriviamo
a Gizycko, il principale centro turistico della Masuria. Troviamo subito
alloggio in un comodo albergo, la giornata è stata faticosa.
Ha
piovuto tutta la notte e la mattina il cielo è grigio ed a tratti pioviccica;
decidiamo di andare a Varsavia con il treno del pomeriggio in modo da avere
domani una giornata intera a disposizione. Andiamo alla stazione e compriamo
i biglietti del treno, un Intercity con trasporto bici, 350 km in 5 ore e
mezza con partenza alle 13,46.
Gizycko si trova sulla sponda settentrionale del lago Niegocin, c’è uno stretto canale artificiale che lo collega al lago Tajty e su cui transitano diverse barche al giorno,
la particolarità sta nel ponte mobile che viene aperto e chiuso ad orari stabiliti e che è manovrato a mano dal custode.
Gli altri
luoghi di interesse sono il castello ed il porto turistico.

La mattina facciamo un giretto nelle vicinanze, poi Gabriele, a causa del tempo incerto, preferisce tornare in albergo mentre io proseguo lungo il lago in direzione sud fino a Bogaczewo, attraversando altre località turistiche,
finchè
non arriva un’acquazzone. Torno indietro con la pioggia, ma per fortuna dopo
20 minuti smette e l’aria ed il sole mi asciugano.
Prendiamo
i bagagli e, dopo aver comprato qualcosa da mangiare, andiamo alla stazione
e partiamo puntuali. La salita sul vagone è un po’ difficoltosa a causa dei
3 gradini da salire con la bici carica, ma per il resto del viaggio
apprezziamo la comodità e la pulizia dei treni polacchi.
Arrivati
a Varsavia ci facciamo guidare dal gps e ci dirigiamo verso l’albergo
segnalato dai nostri compagni di viaggio situato sulla strada
dell’aeroporto, ma dobbiamo ripiegare su quello accanto per mancanza di
posto.
Dopo aver
fatto colazione andiamo al Decathlon di Aleja Krakowska, vicino al nostro
albergo per farci dare un paio di scatoloni per impacchettare le bici
domani; purtroppo non ne hanno e ci consigliano di andare nell’altro negozio
di via Mszczonowska, a circa 8 km. Ci facciamo guidare dal gps e per fortuna
ci danno gli scatoloni, li pieghiamo e li leghiamo sulle bici; il trasporto
è un po’ difficoltoso per l’ingombro, ma riusciamo a portarli in albergo.
A questo punto cominciamo la nostra giornata da turisti, prendiamo un comodo tram ed in 20 minuti arriviamo in centro, scendiamo all’inizio di Nowy Świat e la percorriamo tutta fino a Stare Miasto, la città vecchia. Passiamo davanti al palazzo presidenziale dove continuano a radunarsi persone per commemorare il presidente e gli altri politici morti nel disastro aereo di qualche mese fa.
La
giornata è bella, in giro c’è molta gente, tante biciclette ed anche tanti
matrimoni.
Mi
colpisce la pulizia della città, le poche cartacce vengono immediatamente
raccolte da solerti spazzini, non ci sono cassonetti in giro, non vedo
scritte sui muri, tutte le infrastrutture sono in ottimo stato, ci sono
persino delle panchine musicali, basta schiacciare dei tasti per ascoltare
brani di Chopin!
La città
vecchia è stata completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale,
ma è stata ricostruita esattamente com’era e l’effetto è notevole.

Nella
centrale piazza del mercato, Rynek
Starego Miasta, circondata da edifici rinascimentali, nel pomeriggio
si svolge un festival jazz.

Superato il Barbakan (il torrione)
si esce
dalla città vecchia e si entra in Nowe Miasto, la così detta città nuova.

Andiamo
presto in aeroporto che dista solo 4 km ed impacchettiamo le bici infilando
negli scatoloni anche i bagagli. Il volo è puntuale ed arriviamo a Fiumicino
in orario, attendiamo un po’ per riavere gli scatoloni, tutto arriva sano,
rimontiamo le bici ed andiamo a prendere il treno che ci riporta a casa.